«Alle imprese servono fiducia e più stabilità»

Confindustria Vicenza 06 mar 2026

L’incertezza rimane elevata e il quadro geopolitico globale non aiuta a risolverla, ma dai prossimi mesi sono attesi segnali positivi per le aziende e per il sistema produttivo. Dunque è il momento di restare uniti e continuare a puntare su innovazione e nuovi mercati. La presidente di Confindustria Vicenza, Barbara Beltrame Giacomello, non perde fiducia nella capacità di reazione delle imprese e del sistema.

Presidente, l’analisi dei bilanci del Top 500 è riferita al 2024, anno che certo non è stato indimenticabile. Oggi qual è la situazione che stanno vivendo le aziende?
È vero, il ‘24 non è stato un anno felice per le aziende, come non lo è stato il ’25, però ora dobbiamo guardare al futuro, a partire dal considerare che nell’ultimo trimestre dell’anno scorso le cose sono andate meno peggio del previsto e che nei primi mesi di quest’anno i dati indicano che si sta andando discretamente bene. Devo dire che mi aspettavo qualcosa di ancora meglio, però nel complesso non sta andando male. Ci attendiamo una crescita migliore dalla seconda metà dell’anno in poi.

L’incertezza del quadro geopolitico globale ha pesato sul quadro economico?
Non c’è dubbio, nel nostro mondo l’incertezza è il peggior freno possibile. C’è ancora un po’ di confusione, che non permette alle aziende di essere reattive e di ricominciare anche a investire. Credo che la cosa più importante, in questo momento per chi fa impresa, sia la fiducia, e la stabilità dell’economia, che va a corrente alternata: c’è e non c’è. Il sistema produttivo, invece, ha bisogno di punti fissi. Non chiediamo niente, soltanto certezza e stabilità, questo sì.

Stabilità che, peraltro, manca da tanto tempo…
Purtroppo sì. Si stanno facendo dei piccoli passi avanti, sia a livello nazionale che europeo, ma non è ancora sufficiente. Penso all’accordo per il Mercosur: eravamo arrivati all’ultimo passaggio, ma proprio in dirittura d’arrivo l’approvazione finale si è fermata. Questi sono “stop and go” che non rendono l’economia stabile. Così non cresciamo, restiamo fermi, dietro ad altri paesi più avanti di noi su tante cose. Gli imprenditori non vedono l’ora di poter iniziare nuovamente ad aumentare gli investimenti.

L’ultimo anno non ha reso facile questo obiettivo: il ciclone Trump ha messo tutti in una giostra che non sembra intenzionata a fermarsi. Quanto questo diventa un problema per le imprese vicentine?
Dal 2020 al 2024 l’export vicentino negli Usa è aumentato del 53%. Parliamo dunque di numeri veramente grandi. I dazi incidono non tanto sui settori orientati al BtoB, quanto su quelli orientati ai beni di consumo, dall’abbigliamento al vino alla pasta. Il settore manifatturiero, nel quale è forte la nostra provincia, riesce dunque a cavarsela ancora molto bene.

Certo sarebbe molto importante aumentare il nostro raggio d’azione, quindi ecco che si torna all’importanza dell’accordo per il Mercosur, che darebbe un respiro importante. È difficile mettere d’accordo 27 paesi, però con la buona volontà si riesce a fare tutto. Nel frattempo è positivo l’accordo siglato dal nostro paese con l’India.

Il fatto che l’export verso gli Usa sia così aumentato è certo un bene, ma con gli attuali chiari di luna questo può finire per renderci ancora più dipendenti da quel mercato e creare qualche profilo di rischio?
No, non credo. Gli Stati Uniti sono un grande paese, si può e si deve trovare l’accordo per lavorare insieme, come si è sempre fatto. Bisogna farlo con leggi e regole giuste, certo, ma resta un mercato imprescindibile. Per fortuna negli Usa non producono certi componenti che facciamo noi, quindi hanno bisogno dei nostri prodotti.

Anche la Cina rimane tuttora un mercato importante?
Certo. È un mercato che ha dei problemi, però i cinesi nel reagire sono più veloci di noi di almeno dieci anni. Il punto è che la Cina ha un forte surplus di produzione che finisce col riversare all’estero. Noi, di conseguenza, dobbiamo proteggerci da questo, altrimenti ci mangiano, perché non siamo grandi come loro.

L’Europa, per parte sua, come si sta comportando?
L’Europa dev’essere molto più decisiva nei confronti dei suoi stakeholder, che sono innanzitutto i cittadini e le imprese. Quando è stata fondata l’Unione i tempi erano molto diversi, adesso ci sono cose che bisogna cambiare in modo radicale. Penso a questioni come il futuro dei motori endotermici, alle politiche per la sostenibilità, al processo per l’introduzione dell’euro digitale da parte della Bce, e per l’Italia penso agli incentivi 5.0 e all’iperammortamento.

Quello in corso è anche l’anno conclusivo del Pnrr. È stata più un’opportunità colta o un’opportunità persa?
Ci sono state delle opportunità, ma sono state perse anche delle occasioni, perché non siamo stati veloci a coglierle. Non eravamo pronti, probabilmente nemmeno ben informati. Nel complesso credo che abbiamo perso un’occasione, sì. Soprattutto in tema di innovazione. Abbiamo risolto dei problemi infrastrutturali, ma non quelli strutturali. Sono stati finanziati e realizzati vari progetti che erano fermi, ma avere una strategia è qualcosa di diverso, vuol dire guardare avanti. Siamo un paese che ancora una volta è mancato dal punto di vista delle strategie. Non sono stati affrontati, una volta di più, i problemi strutturali del paese.

C’è un messaggio, per finire, da dare agli imprenditori?
Il messaggio è cercare di essere più uniti possibile, con una visione interna aziendale, e soprattutto puntare a fare export, perché è quello che ci consente oggi di essere vivi e dinamici. Serve andare a cercare opportunità sempre nuove anche in aree e in mercati poco battuti. E poi non è vero che l’Europa è satura, ci sono ancora spazi per incrementare il nostro export. Le opportunità, se si vuole, ci sono. Bisogna essere pronti e coraggiosi. Io sono fiduciosa che lo saremo.

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