Il lavoro è più dello stipendio «Le persone cercano senso»

Capitale umano e competenze 23 feb 2024
Il confronto. Roberta Bassan con Riccardo Donelli di PwC Italia e Raffaele Consiglio segretario generale Cisl Vicenza COLORFOTO ARTIGIANA Il confronto. Roberta Bassan con Riccardo Donelli di PwC Italia e Raffaele Consiglio segretario generale Cisl Vicenza COLORFOTO ARTIGIANA

L’ultima indagine della Camera di commercio di Vicenza sui fabbisogni occupazionali - ha ricordato a Top500 Roberta Bassan, redattrice del Giornale di Vicenza - rileva che il 63% delle imprese (la platea complessiva sfiora le 100 mila) assume, ma il 53% dei profili è difficile da coprire, quasi il 70% per gli specializzati. E il 37% delle aziende cerca under 29. Dove sono i giovani? «I giovani sono pochi - ha risposto Raffaele Consiglio, segretario generale di Cisl Vicenza - abbiamo una curva demografica che stiamo sottovalutando. Un nostra indagine ha rivelato con grande chiarezza che nel giro di 14 anni in provincia di Vicenza mancheranno 75 mila persone in età da lavoro. È un dato che ha un solo significato: recessione. Preoccupa anche che il fatto che, nonostante si stia facendo un buon lavoro tutti insieme per promuovere scuole di formazione adatte alle tipologie di lavoro che oggi servono alla nostra economia, abbiamo grandissime difficoltà culturali ad attrezzarci in questo senso, noi genitori e i ragazzi». Perché non si riescono a trovare lavoratori? «Il motivo principale, oltre alla demografia - ha detto Riccardo Donelli, partner PwC , autore del libro “Le persone al centro” - sta in un approccio troppo vecchio da parte delle imprese e delle organizzazioni. Siamo tutti abituati a ragionare con lo schema secondo cui le persone le dobbiamo selezionare: questo presuppone ci siano persone fuori dalla porta che aspettano di entrare. Bisogna iniziare a vedere le persone come esseri pensanti, autonomi, dotati di un’aspirazione personale. Come si fa ad attrarle? Innanzitutto mettendosi nei loro panni, personalizzando la ricerca, non dando un messaggio uguale per tutti. Le persone di cui ho bisogno sono tutte diverse e ognuna di loro è portatrice di un’aspirazione diversa. Dal’indagine “Hopes and fears” di PwC emerge che tra le aspirazioni emerge la ricerca di senso, di significato, di un lavoro che dia pienezza alla vita. Per le persone il lavoro è molto di più dello stipendio. Se come aziende siamo capaci di offrire senso e significato, avremo in cambio le skill che ci servono. L’Italia sembra in ritardo nel cammino dell’innovazione, dell’adozione delle tecnologie, e nel pensare alle capacità di cui le aziende hanno bisogno, indipendentemente dal modo in cui le persone le hanno acquisite». Ha confermato Consiglio: «Abbiamo intervistato 1.500 lavoratori ed è emerso con chiarezza che il lavoratore è soddisfatto là dove trova, oltre al salario, la possibilità di conciliare le sue aspettative di qualità della vita con l’attività lavorativa. Nel 2005 l’attrattività era la possibilità di fare straordinari per guadagnare di più; non è più così. Oggi i ragazzi vogliono poter dare un obiettivo al loro lavoro che va al di là del mero scambio salario-prestazione. Dobbiamo riuscire a cogliere le peculiarità di richiesta del mondo del lavoro. Oggi i ragazzi vogliono opportunità più che certezze. Opportunità di sviluppare proprio le skill trasversali che poi servono per poter sfruttare le opportunità stesse». Dalle ricerche emerge che un lavoratore su 10, di quelli che si cercano, è una figura non ancora presente in azienda. Qual è la strategia? «Uscire dallo schema “ho bisogno di una competenza e la vado a cercare sul mercato” - è stata la risposte di Donelli -perché spesso abbiamo in azienda una miniera di capacità da riqualificare. Una skill dura in media 2-3 anni: serve una strategia diversa per sviluppare le competenze delle persone già in azienda».

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