Pina Picierno: «Mercati aperti e digitale, serve un’Ue sovrana»

Verso Top 500 Vicenza 28 feb 2026
L'eurodeputata del Pd Pina Picierno L'eurodeputata del Pd Pina Picierno

«La politica monetaria non basta più. Oggi serve una reale sovranità europea per difendere competitività, sicurezza, benessere sociale e democrazia». La linea l'ha già tracciata Mario Draghi ed è sposata in pieno da Pina Picierno, eurodeputata del Pd, del gruppo dei Socialisti e Democratici, che il 5 marzo dalle 18 sarà ospite a Top 500, l'evento sulle aziende vicentine organizzato dal GdV e dal Gruppo Athesis al Centro Onisto di Vicenza.

La vicenda dei dazi Usa è in piena evoluzione: che cosa insegna agli europei?
Non vedo in giro grande voglia di protezionismo. Prevale in occidente la forza di misurare le nostre capacità nel mercato sulla base dell'innovazione e della qualità delle nostre produzioni, non condizionati dalla politica tariffaria.

Trump l'ha messa giù diversamente, ma la Corte suprema l'ha stoppato...
La destra americana ha voluto archiviare con troppa fretta l'epoca dell'apertura e della connessione globale dei mercati. Non gli è stato impedito solo dalla Corte Suprema, ma dalle aziende e dai consumatori americani che non hanno visto in questa politica restrittiva nessun miglioramento delle proprie condizioni. Ma non mi accampo nelle illusioni. La pazienza dell'Europa ha pagato fino ad oggi, ma abbiamo bisogno di un nuovo protagonismo, di nuovi mercati, di maggiore competitività.

La dipendenza tecnologica dagli Usa - e dalla Cina per certe materie e prodotti - rischia di essere un cappio al collo dell'Europa?
È un rischio che stiamo già correndo e facciamo ancora troppa fatica a togliercelo dal collo. C'è consapevolezza dei rischi, sia per le materie che per i prodotti - cose diverse, ma che hanno un unico tema di indipendenza e autonomia - ma questa consapevolezza tarda ad essere tradotta in una politica comune.

Colpa dei Paesi che fanno ostruzionismo?
Scontiamo gli opportunismi dei governi nazionali, alcuni dei quali convinti di poter trattare separatamente condizioni migliori per i propri paesi. Ciascuno dei 27 è un nano nello scenario globale, prima si capisce, meglio è.

Sul digitale c'è forte tensione tra Ue e Usa: qual è la posta in gioco?
Il futuro, non solo delle nostre economie. Digitale è tutto, è produzione, è consumo, è sicurezza, è opinione pubblica, è democrazia. Non è più un capitolo a parte delle attività umane, ma le attraversa tutte. Gli Usa hanno confuso la necessità di regolamentarne alcuni aspetti critici con il desiderio dell'Europa di punire le loro aziende. L'Europa non ha ancora assunto sufficientemente il tema che la scala della competizione digitale è globale, non più solo interna al proprio mercato.

I costi dell'energia zavorrano l'Ue e ancor più l'Italia: quali azioni sono necessarie per alleggerire le imprese?
Il fabbisogno energetico aumenterà in maniera consistente, soprattutto per le necessità produttive e digitali. Stare al passo significherà inevitabilmente avere più energia a basso costo. Non è una materia su cui assumere decisioni a pochi mesi, va ribaltata la logica. L'unica è implementare lo sviluppo tecnologico e l'autonomia energetica, senza preclusioni ideologiche o eccessi regolatori. Ci possono essere misure sul breve, anche utili, ma dobbiamo sapere che sono pannicelli caldi.

Quale dovrebbe essere la postura dell'Ue verso gli Usa e le altre potenze? E cosa manca all'Europa per essere incisiva sul piano politico?
All'Europa manca l'Europa, la sua ispirazione originaria, non le può bastare la politica monetaria. Se questo è stato vero anche nei decenni scorsi, oggi lo è in maniera clamorosa. Abbiamo cullato per troppi anni l'idea che non fosse necessaria una sovranità europea o che essa potesse essere assimilabile alla sola moneta e alle regole del mercato interno. Il mondo ci sta dimostrando che la direzione è un'altra.

C'è un disordine crescente.
Competitività, sicurezza, difesa, benessere sociale, istituzioni democratiche sono aspetti della nostra vita non più garantiti, che vanno difesi e promossi quotidianamente. E non è un menu "à la carte" dove si sceglie il piatto preferito. Servono tutte queste cose, perché se ne viene meno solo una, crolla tutto. Ora, è un bene fare accordi commerciali (con India e Mercosur, nr), è stato un bene non reagire ai dazi di Trump in maniera impulsiva, ma tutto questo non fa una politica. 

I governi dei 27 sono stati "strigliati" da Draghi per l'ennesima volta. L'ex premier propone un federalismo pragmatico: è quella la strada?
"Do something", fate qualcosa, questo dice il presidente Draghi. Bisogna riconoscere con onestà che questa legislatura europea era nata sotto altri e migliori auspici, contenuti nei rapporti di Draghi e Letta. Il Parlamento c'è stato fin dal primo giorno. La Commissione e i governi nazionali assai meno. Vanno tenute insieme, come è sempre stato nella storia dell'integrazione europea, urgenze e prospettiva. L'urgenza è quella di affrontare le questioni legate alla competitività e alla difesa, procedendo con il nucleo di Paesi più forti e pronti. La prospettiva è quella di riformare il funzionamento dell'Europa nel suo complesso.

L'Ucraina resiste da 4 anni, ma Orbàn mette il veto agli aiuti: come si esce da questa eterna trappola?
Anche in questo caso, urgenza e prospettiva. Il veto va superato, è un difetto strutturale dell'Europa. Ma allo stesso tempo abbiamo già dimostrato che su molte scelte non cediamo ai ricatti di un singolo leader di governo, speriamo ancora per poco. Kijv ha bisogno del sostegno dell'Europa e gli sarà garantito. Che Orbàn voglia o meno.

Come giudica l'azione del governo Meloni in ambito europeo?
Troppe ambiguità. Il posto giusto dell'Italia è al fianco dei Volenterosi, di chi ha dichiarato fin dal primo momento di essere al fianco dell'Ucraina con tutti gli strumenti a nostra disposizione. La Presidente del Consiglio invece ha immaginato un ruolo diverso, di pontiere con gli Stati Uniti di Trump. Se è difficile capire quanto fossero sbagliate le intenzioni, certo non lo è stabilire quanto sia stato illusorio. È Trump che sta abbattendo tutti i ponti con l'Europa.

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