Ci vuole talento, oggi, per attirare talenti.
Vale per tutti, ma in particolare per le aziende, considerato che nel Vicentino una su due fatica a trovare i profili professionali di cui ha bisogno. Non basta più sapere come cambiano le competenze richieste dal mercato e dai processi produttivi della propria azienda: serve sapere come intercettare i giovani (pochi) in circolazione, come rispondere alle aspettative che hanno rispetto al mondo del lavoro. Non è più sufficiente offrire "soltanto" stipendio adeguato o prospettiva di carriera, perché i giovani adesso cercano un senso in quello che fanno, una prospettiva di vita.
Ecco il messaggio emerso con più forza dalla presentazione della nuova edizione del "Top 500", ieri nella sede di Zambon Health & Quality a Vicenza. Un incontro che ha chiamato a raccolta 300 fra imprenditori e operatori economici e con il quale il Gruppo Athesis ha aperto un 2024 che si preannuncia ricco di eventi. Lo ha ricordato l'ad di Athesis Andrea Faltracco: «Quest'anno abbiamo in programma oltre cento eventi nelle quattro province in cui siamo presenti con tutti i nostri media, con i quali arriviamo ogni giorno a più di 7 milioni di persone».
La scommessa è attirare i giovani di talento
Attirare i giovani talenti, dunque, è la scommessa da vincere per rimanere territori competitivi e attrattivi. E che i giovani oggi abbiano bisogni e richieste diverse dal passato lo dicono loro stessi. Davide Dal Maso, ad esempio, 28 anni e già giovane imprenditore associato a Confindustria; e con lui David Suweis, 26 anni, da poco laureato in ingegneria gestionale a Vicenza: «I giovani cercano stabilità, ma anche un ambiente di lavoro stimolante, cercano bellezza, innovazione, e certezze nelle competenze che stanno acquisendo. Non c'è più solo bisogno di stipendio, ma di trovare senso dentro le nostre giornate di lavoro».
Cambiare approccio
È un cambio radicale di scenario. Un cambio che è culturale e generazionale, per rispondere al quale le aziende si stanno attrezzando. Si tratta, sottolinea Cristian Pasquetti, partner PwC Italia, di tenere insieme «benessere persone e dell'azienda, di far fronte alle nuove tecnologie, di cambiare modo in cui si fa formazione e si creano competenze». Competenze che, una volta portate in azienda, non vanno date per scontate ma tenute aggiornate, perché, spiega Riccardo Donelli, partner PwC Italia, «se oggi mi do da fare per cercare una competenza sul mercato, in media fra tre anni quella competenza sarà diventata vecchia, dunque bisogna lavorare per riqualificare costantemente le risorse presenti in azienda».
Cambia la relazione giovani-lavoro
È la relazione tra giovani e lavoro che cambia. «Oggi il lavoratore è soddisfatto dove trova possibilità di conciliare le sue aspettative di qualità della vita - conferma Raffaele Consiglio, segretario provinciale Cisl -. I giovani cercano un obiettivo che va al di là dello scambio salario-prestazione, vogliono opportunità più che certezze: di imparare, di crescere, di sviluppare le competenze trasversali. In dieci anni è radicalmente cambiata la relazione tra giovani e lavoro. I giovani ora vogliono imparare a imparare. Quindi occorre investire sulle competenze trasversali e in formazione». «I giovani non si trovano anche perché l'approccio delle imprese spesso è un po' vecchio - dice ancora Donelli -. Siamo abituati a ragionare pensando che ci siano le persone fuori dalla poeta che aspettano di entrare, invece si tratta di iniziare a considerare le persone come esseri dotati di un disegno e di una aspirazione personale. Si attraggono le persone mettendosi nei loro panni. Da alcuni anni ormai vediamo che le persone cercano sì la carriera, ma sempre più cercano senso, significato, un lavoro che dia pienezza alla loro vita. Se come aziende siamo capaci di offrire senso, avremo in cambio le competenze che ci servono».
Qualità della vita
C'è un problema a monte, però, ed è la curva demografica sempre più drammatica del paese: la popolazione invecchia e le nascite latitano. «I giovani sono pochi e le ricerche ci dicono che nei prossimi 14 anni mancheranno 75 mila persone in provincia in età da lavoro - avvisa Consiglio -. È un dato che vuol dire una cosa: recessione. Questo è quello che ci spaventa di più. Così come preoccupa anche che su alcune competenze rimangano grandi difficoltà culturali ad attrezzarci, come genitori e come giovani, nonostante si stia facendo tutti insieme un buon lavoro per creare le competenze che servono al nostro territorio». Se i giovani diminuiscono, diventa fondamentale essere attrattivi, come territorio, per tenersi stretti quelli che ci sono, e magari per attirarne da fuori.
L' "arma" in mano a Vicenza
E qui Vicenza qualche arma da giocare ce l'ha, dal punto di vista di quella qualità della vita e di quella "bellezza" che i giovani oggi cercano.«Vicenza è la città del "Non avrei mai pensato", che è la frase che dice un normale turista che arriva per la prima volta in città - dice il sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai -. Questo per dire che ci si accorge della bellezza della nostra città e del nostro territorio soltanto quando ci si arriva, magari anche per caso. E allora, in un contesto in cui oggi il luogo di lavoro è soltanto uno dei fattori che intervengono nella scelta di vita di un giovane, riuscire a valorizzare tutto quello che c'è intorno diventa determinante». Insomma, se ci vuole talento per attirare talenti, Vicenza ne ha da vendere.Domani sul Giornale di Vicenza una serie di pagine speciali ripercorrerà l'evento attraverso le tavole rotonde e gli interventi che l'hanno arricchito.